Sentiero Francescano



Fu subito dopo la celebre spoliazione da affetti, vesti e denari, consumata pubblicamente nella piazza di Assisi, che Francesco se ne andò verso Gubbio. Una strada selvaggia, tra i boschi d'Assisi e Valfabbrica, tra il castello di Giomici e il monte della Biscina, lungo la valle del Chiascio.Pochi santi sono vicini alla nostra sensibilità di oggi come S. Francesco, se non altro per quel suo amore e rispetto del Creato che lo hanno fatto proclamare il Santo dell’ecologia.


Il suo amore per ogni creatura
, animata o inanimata, commuove ancora chi gli si avvicina ed ogni luogo che abbia avuto la fortuna di averlo come compagno, assume un fascino particolare. In quei luoghi la sua minuta figura di uomo semplice e straordinario, che sapeva parlare alle fiere e alle colombe, e pregava “l’Altissimo Bon Signore”, che riusciva a baciare e curare i lebbrosi, che sapeva, con bontà smisurata compiere miracoli nei cuori oscuri dei malvagi, è come se vivesse ancora.


Il percorso della pace
 è dunque un vero sentiero, pensato interamente attorno agli elementi classici della natura: acqua, legno, pietra  e realizzato nelle forme dell'arte contemporanea da artisti di tutto il mondo. Quaranta chilometri di strada rigorosamente vietata ai mezzi a motore, e predisposta invece per essere percorsa a piedi, a cavallo, in bicicletta.


Nessun incontro casuale con le normali strade rotabili, ma solo porte aperte sul mondo, di tanto in tanto, per aree di servizio attrezzate per l'accesso al sentiero in diversi luoghi, nel suo dipanarsi dalla Rocca di Assisi alla Basilica di S.Ubaldo di Gubbio. 
Il Sentiero Francescano della Pace Assisi-Gubbio è nato come progetto negli anni Ottanta da una idea della Comunità Montana Alto Chiascio, ripresa per la sua realizzazione dal Centro Internazionale per la Pace tra i Popoli di Assisi e Gubbio.


Come viene enunciato nel documento, approvato il 2 maggio 1995, “questo sentiero che Francesco ha percorso tante volte …… deve costituire un 
simbolo universale di Pacetra gli uomini di tutte le confessioni e di tutte le razze e tra l’uomo e il creato……A testimonianza dell’atteggiamento di Francesco verso il mondo e le creature, deve ispirare e rafforzare i valori della semplicità, dell’umanità, dell’aderenza alla natura, della fraternità di tutto il creato…..”


E’ lungo circa 42 Km e largo, in media, circa tre metri
, poiché potrà essere percorso soltanto a piedi, a cavallo o in bicicletta. Tra le opere previste ci saranno piccole passerelle in legno, e in ogni caso, tutte le opere saranno realizzate con materiale naturale. Ogni 5-6 km sono previste aree di sosta con i servizi essenziali. Nel lontano 1207 dopo l’episodio in cui Francesco che ha capito la profonda differenza tra l’avere e l’essere si spoglia di tutto e parte solo, si incammina lungo la strada che conduceva alla sua amica Gubbio, sicuramente, nel suo tragitto, dopo il Pioppo incontrò il borgo fortificato di Valfabbrica e poco più avanti il monastero dei monaci benedettini.


Secondo alcuni storici, fu in questo monastero, che Francesco chiese ospitalità dopo l’
aggressione subita al Pioppo. Secondo altri invece l’aggressione da parte dei ladroni avvenne tra Caprignone e Vallingegno. Di certo, comunque Francesco sostò, forse per pochi giorni, a Valfabbrica perché il Chiascio si era paurosamente ingrossato per il disgelo primaverile.


Quindi, dopo aver attraversato alla 
Barcaccia il fiume con una chiatta, continuò il suo cammino verso Gubbio. Una chiatta, senz’altro molto antica, è conservata proprio in questo punto; impossibile stabilire se fu proprio di questa che Francesco si servì. Poco distante da Valfabbrica sorgeva Coccorano che apparteneva al Comune di Gubbio ed era sicuramente il primo punto fortificato a difesa del fiume Chiascio. Esso faceva parte del vasto feudo della famiglia Bigazzini, tra le famiglie più in vista dell’epoca e amica da sempre di Francesco, tanto che un Bigazzini, Jacopo, diventerà un discepolo del Santo. San Francesco spesso è più volte ospitato nel castello. La famiglia Bigazzini vi vivrà per oltre cinque secoli. Oggi della passata grandezza di Coccorano non rimane che la torre, aquila minacciosa sulla valle del Chiascio. All’interno del castello si trovava anche un ospedale, sorto forse con lo stesso castello.