Cenni storici


Le origini del castello di Valfabbrica sono strettamente legate alle vicende del Monastero Benedettino di S.Maria in "Vado Fabrice", uno dei piu' antichi e importanti cenobi dell' Umbria.

Non si conosce con assoluta certezza la data di fondazione del cenobio. Ma, secondo la tradizione, esso già esisteva nell'anno 820, data in cui risale un 
privilegio dell'imperatore Ludovico il Pio, con il quale si concedeva protezione alla Badia di Vafabbrica.  L'Abbazia era stata fondata dai monaci in un sito di notevole importanza strategica, a ridosso del fiume Chiascio sul guado della via che collegava Assisi a Gubbio, strada piu' volte percorsa da San Francesco.

La ricchezza dell'Abbazia e i legami con la vicina citta' di Assisi sono testimoniate da un documento del marzo 1101, conservato presso l'Archivio della cattredale di Assisi, nel quale il monaco Andrea concesse al priore della chiesa di San Rufino Leto un terreno in enfiteusi sito nel comitato assisano.

Nel 1202 i monaci di Valfabbrica si schierarono a fianco della guelfa Assisi nella battaglia di Collestrada persa contro la rivale Perugia. Col rientro dei ghibellini ad Assisi, nel 1205 il priore Raniero giuro' nella piazza di S. Rufino l'atto di sottomissione del castello. Il successore di Rainero, Ugo tento' di sottomettere all'Abbazia i confinanti castelli dei feudatari perugini, incorrendo nella ritorsione da parte di Perugia che rase al suolo Valfabbrica nel 1209.

Con la successiva decadenza, l'Abbazia benedettina si sottomise alla regola di Nonantola. Nel 1497 gli abitanti di Valfabbrica chiesero la protezione del Duca di Montafeltro, Guidobaldo I, Signore anche della vicina Gubbio, e salvo un brevissimo ritorno sotto il dominio di Assisi ( 1515-1521 ), Valfabbrica appartenne ai domini del Ducato di Urbino fino al 1632, quando fu annessa allo Stato della Chiesa. Al tempo della Signoria di Guidobaldo II (1538-1574 ), furono rinnovati gli Statuti trecenteschi, dei quali esiste una copia manoscritta nell'Archivio Storico Comunale.


Nello Statuto compaiono generiche formule di fedeltà contenute nei giuramenti prestati dai principali Magistrati - il Capitano e i Masssari - ma non traspare alcuna ingerenza nella loro elezione da parte dei Duchi di Urbino. Vi compaiono invece riferimenti alla Costitutiones albornoziale del XIV sec. per la riorganizzazione dello stato della chiesa, dopo l'esilio avignonese.